Charmat o Champenoise? Differenze tra Metodo Martinotti e Metodo Classico

Pubblicato il 11 luglio 2014

Cosa scegliere tra Charmat o Champenoise? Differenze tra Metodo Martinotti e Metodo Classico, vediamo di cosa si tratta.

La differenza fondamentale tra i due metodi di produzione dei vini a bollicina è naturalmente nella presa di spuma, ovvero nella rifermentazione dei lieviti per la trasformazione del vino base in spumante, la quale può avvenire in botti d’acciaio o in bottiglia.

Il cosiddetto “Metodo Charmat o Martinotti” infatti fu inventato alla fine del Diciannovesimo secolo da Federico Martinotti, direttore per l’Istituto Sperimentale per l’Enologia di Asti, il quale introdusse la fermentazione in grandi recipienti a tenuta stagna. Ma fu poi il francese Eugène Charmat che attorno al 1910 brevettò tale attrezzatura e quindi il metodo fu conosciuto nel mondo con il nome francese.

In questo processo la fermentazione avviene in un’autoclave pressurizzata e a temperatura controllata, per un periodo breve che va dai 30 giorni ai 6 mesi, durante il quale gli zuccheri presenti vengono trasformati in alcol e anidride carbonica ad opera dei lieviti. Il prodotto della spumantizzazione viene quindi subito imbottigliato ed è pronto per essere consumato.

Metodo Charmat

Nel “Metodo Classico” o tradizionale, diffuso in Francia nella regione della Champagne fin dal Seicento (Metodo Champenoise), la presa di spuma avviene invece in bottiglia con l’aggiunta anche qui di zuccheri e lieviti selezionati. Le bottiglie dovranno riposare in posizione orizzontale per permettere l’affinamento dei lieviti, per un periodo prolungato che solitamente dura dai 18 fino agli oltre 30 mesi. Trascorso tale periodo si comincerà il remuage, ovvero la rotazione quotidiana della bottiglia di 1/8 di giro con inclinazione tale che permetta la lenta caduta delle fecce verso il collo della bottiglia nell’arco di 1-2 mesi. Raggiunta la posizione quasi verticale si potranno eliminare le fecce raccolte sotto il tappo attraverso la sboccatura o degorment: un tempo si stappava la bottiglia e per effetto della pressione fuoriusciva il residuo da eliminare; oggigiorno vi sono macchinari appositi che congelano il collo della bottiglia in modo da intrappolare le fecce in un cilindretto di ghiaccio che viene espulso sempre per effetto della pressione, senza perdite eccessive di prodotto. Dopo la sboccatura bisognerà infine rincalzare la bottiglia con lo sciroppo di dosaggio, detto liqueur d’expèdition, costituito da vino e zucchero o molto raramente distillato.Metodo Classico

Il risultato del Metodo Classico sarà un vino complesso, che valorizza i sentori di lievito più che dell’uva, dalla bollicina fine e persistente, poiché la lunga permanenza in bottiglia permette alle bollicine di legarsi alle proteine e amalgamarsi perfettamente al vino. Un esempio? Metodus Brut 2010, uno spumante strutturato, ideale per un brindisi da ricordare, ma anche a tutto pasto.

Negli spumanti a Metodo Martinotti, grazie alla rapidità della lavorazione, vengono esaltate le note aromatiche e fruttate – come nella Malvasia Forte Rigoni – e da qui l’impiego per la produzione di vini meno strutturati ma più freschi e ideali per l’aperitivo, come il Prosecco, il Moscato d’Asti e lo spumante extradry Lintrigo Cuvee.

 

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